Osteoporosi nell’anziano: trattamento chirurgico

L’osteoporosi è una condizione patologica caratterizzata da una ridota massa ossea e un deterioramento della micro-architettura ossea, con conseguente aumento del rischio di frattura. L’osteoporosi si verifica quando la massa ossea si riduce in maniera più rapida di quanto l’organismo riesca a sostituirla, con netto calo della resistenza ossea. L’osso pertanto diventa fragile, tanto che un leggero urto o una caduta possono provocare una frattura. Si parla in questi casi di fratture da fragilità.
L’osteoporosi non dà segni o sintomi fino a che non si verifica una frattura per questo è nota come “epidemia silenziosa”. L’osteoporosi colpisce tutti i siti scheletrici, ma le sedi più frequentemente colpite da frattura sono le vertebre (la colonna), il polso e l’anca. Le ossa fragili non sono dolenti ma le fratture che ne derivano determinano dolore e aumentata morbidità e mortalità.
Fratture dell’anca: L’incidenza delle fratture d’anca aumenta esponenzialmente con l’età sia negli uomini che nelle donne e nelle donne essa deriva sia dal decremento età-correlato di massa ossea al femore prossimale, sia dall’aumento età-correlato del rischio di caduta. Le fratture d’anca sono le più devastanti in termini di morbidità e mortalità e nella maggior parte dei casi sono causate da cadute. Per tali motivi è oggi obiettivo comune e condiviso che il trattamento chirurgico venga eseguito il prima possibile, possibilmente entro le 48-72 ore dall’arrivo in ospedale. Il trattamento chirurgico, a seconda della tipologia della frattura, può essere rappresentato dall’uso di chiodi endomidollari, placche o protesi per la sostituzione dell’articolazione. Questi interventi chirurgici, seppur caratterizzati da un certo rischio di complicazioni, permettono la risoluzione del dolore e della disabilità in tempi molto brevi evitando, quindi, un allettamento prolungato che può essere, a sua volta, estremamente pericoloso per il malato.
Fratture vertebrali: Le fratture vertebrali sono le più frequenti fratture da osteoporosi e sono frequentemente causate da attività quotidiane come flessioni in avanti, torsioni e/o sollevamento di oggetti leggeri. Anche le cadute sono associate con le fratture vertebrali. La prevalenza delle fratture vertebrali (il numero di fratture in un dato tempo in una popolazione) è simile tra uomini e donne. Negli uomini si ipotizza l’associazione con l’occupazione. L’incidenza delle fratture vertebrali (numero di nuove fratture)è superiore di circa un terzo nelle donne rispetto agli uomini tra i 50 e i 60anni, e raddoppia dopo i 70.
La vertebroplastica o la cifoplastica hanno lo scopo di ridurre il dolore e il rischio di ulteriori crolli vertebrali. Vengono generalmente eseguite sotto controllo radiologico guida strumentale e possibilmente in anestesia locale. Questo intervento prevede l’iniezione attraverso un ago di una sostanza acrilica (polimetilmetacrilato o volgarmente detto cemento) inizialmente liquida che dopo pochi istanti si solidifica. In questo modo si stabilizza la vertebra fratturata eliminando o riducendo sensibilmente la causa del dolore. Le vertebra collassata viene stabilizzata tramite l’iniezione di cemento osseo nel corpo vertebrale. Questo può ridurre il dolore e contribuisce a prevenire la perdita di altezza e la ipercifosi (gobba), che in genere deriva da multiple fratture da fragilità.
Complessivamente, la vertebroplastica e la cifoplastica sono tecniche relativamente sicure che consentono, rispetto al trattamento medico conservativo, un più rapido raggiungimento dell’analgesia, del recupero della mobilità. Oggi si può utilizzare, in alternativa al cemento, un materiale leggermente più elastico simile al silicone che sembra ridurre il rischio di future fratture vertebrali adiacenti ai livelli trattati con vertebroplastica
Fratture di polso: La maggior parte delle fratture di polso si verifica nelle donne, più precocemente rispetto alle fratture d’anca e vertebrali, con un’incidenza che aumenta con l’età.
Il trattamento più diffuso è la riduzione e la stabilizzazione in gesso in quanto tentativi di osteosintesi con fili e/o placche sono inficiati dall’alto rischio di scarsa tenuta dei mezzi di sintesi in un osso osteoporotico. Inoltre il gesso, se accompagnato da una soddisfacente riduzione della frattura, permette una immediata e persistente riduzione del dolore.

Dott. Stefano Bandiera
Dirigente Medico Chirurgia Vertebrale a indirizzo Oncologico e Degenerativo
Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna

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