Il Mal di Schiena può dipendere da un’infezione?

Nella maggior parte dei casi il mal di schiena è dovuto a cause meccaniche, muscolari oppure origina dal disco intervertebrale. In una minoranza di casi il mal-di-schiena può essere dovuto ad un’infezione. La bassa incidenza di questa patologia fa sì che la diagnosi sia molto tardiva rispetto all’insorgenza dei sintomi; è stato calcolato che dall’inizio della sintomatologia alla diagnosi passino addirittura 6 mesi!

Ma quali sono i sintomi?

Generalmente i sintomi sono molto aspecifici: dolore alla schiena, febbre, stanchezza.
La febbre non sempre è presente. Il dolore solitamente non è acuto ma è un dolore sordo continuo, non sempre relazionato all’esercizio fisico od al carico.

Esistono soggetti più a rischio?

L’incidenza riportata in letteratura è molto varia e corrisponde a circa 1 soggetto ogni 100.000 abitanti; nei paesi occidentali sale a 1 a 250.000.Il numero di diagnosi sta però aumentando. Questo è dovuto principalmente a 2 motivi: l’aumentata sopravvivenza di pazienti affetti da patologie che colpiscono il sistema immunitario, come l’ HIV, ma anche diverse tipologie neoplastiche, e l’aumento dei flussi migratori da paesi endemici per alcune patologie infettive coma ad esempio la tubercolosi.

Come distinguo se il mio mal di schiena ha un’ origine infettiva?

Quando un dolore alla schiena dura più del dovuto nonostante il riposo, l’uso di antinfiammatori ed eventualmente la fisioterapia è consigliabile rivolgersi ad un Medico ortopedico. Lo specialista di solito richiede di eseguire alcuni esami del sangue (emocromo con formula, VES, PCR) ed alcuni esami strumentali com l’RX e la risonanza magnetica. Nella maggior parte dei casi con questi esami si riesce a diagnosticare la spondilodiscite. L’ortopedico da solo però non basta! Una volta posto il sospetto di spondilodiscite il paziente deve essere preso in carico da un team di medici dedicati a questa patologia. Per raggiungere la guarigione ed ottenere un buon risultato clinico, evitando di perdere tempo tra diversi specialisti, l’equipe dovrebbe essere composta da un ortopedico, un medico infettivologo , un medico nucleare, ed un radiologo interventista.

Ma perché così tanti medici per curare un mal di schiena?

Innanzitutto si tratta di una patologia molto seria che può avere conseguenze invalidanti. Da un’infezione mal curata derivano infatti deformità gravi e paralisi agli arti. Ogni specialista deve prendersi cura di un aspetto specifico della malattia. L’ortopedico di solito fa la diagnosi. A volte è necessario un prelievo di materiale per eseguire un esame colturale che individui la natura dell’infezione ed indichi il corretto antibiotico da utilizzare. Successivamente deve controllare costantemente che la stabilità della colonna vertebrale non venga messa a rischio dall’infezione. Deve inoltre avere cura che le strutture nervose non vengano danneggiate dall’infezione. In questi casi è necessario un intervento chirurgico per mettere in sicurezza le strutture nervose e stabilizzare la colonna oppure correggere le deformità.

Il medico infettivologo, una volta individuato il germe responsabile, prescrive la terapia antibiotica più efficace. Di solito si tratta di una terapia composta da più farmaci e di durata molto lunga. Nei casi di TBC la terapia è costituta da 4 antibiotici diversi e deve essere prolungata per 9-12 mesi!
È inoltre il medico infettivolgo a richiedere e controllare gli esami del sangue per monitorare l’infezione (i più indicativi sono solitamente la VES e la PCR)

Il medico radiologo ed il medico nucleare si occupano della diagnostica (RM, TC, PET). In molti casi è il medico radiologo interventista ad eseguire una biopsia TC guidata per prelevare il materiale necessario alla diagnosi microbiologica. Il medico nucleare, tramite la PET-TC, valuta l’efficacia del trattamento.

Come si cura?

Il trattamento nella maggior parte dei casi è costituito da riposo a letto e nell’utilizzo di busto o gesso per tutto il tempo in cui l’infezione è attiva. Purtroppo a volte l’allettamento è prolungato per cui è necessario eseguire esercizi di fisioterapia soprattutto degli arti inferiori per evitare l’insorgenza di atrofia muscolare, retrazione tendinea o lesioni da decubito.
C’è un ruolo crescente della chirurgia. Il chirurgo ortopedico, o il neurochirurgo, può intervenire per drenare l’ascesso, asportare il materiale infetto-necrotico che comprime le strutture nervose e per restituire stabilità alla colonna e correggere le eventuali deformità.
Si tratta di interventi molto complessi che devono essere eseguiti da chirurghi vertebrali di esperienza.

Quale può essere il ruolo del fisioterapista?

Anche il fisioterapista deve fare parte dell’equipe che si cura del paziente. Infatti durante il periodo di allettamento è il fisioterapista che si occupa dell’esercizio fisico a letto.
Ovviamente a termine del trattamento conservativo è necessario un intenso ciclo di riabilitazione. Nei casi di trattamento chirurgico il paziente ha bisogno di un ciclo di rieducazione posturale globale per riabilitarsi.

In conclusione ci preme sottolineare nuovamente che l’approccio diagnostico-terapeutico a questa patologia deve essere multidisciplinare.

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