Come si legge un referto di Risonanza Magnetica in caso di problemi al disco intervertebrale?

Molti termini sono utilizzati nella descrizione delle problematiche legate al disco intervertebrale: protrusione, bulging, ernia, erniazione, discopatia, degenerazione discale ecc. . .

Spesso specialisti differenti utilizzando termini diversi per descrivere una medesima immagine RM creando così una gran confusione nel paziente e nelle figure professionali sanitarie che si prendono cura del problema.

Ma esiste una nomenclatura universalmente accettata? È davvero necessario ricorrere a così tante definizioni per descrivere le alterazioni del disco intervertebrale?

Nel 2001 la North American Spine Society, l’American Society of Spine Radiology e l’American Society of Neuroradiology hanno costituito una task force per cercare di risolvere questo annoso problema. Da questo gruppo di lavoro è nata una nomenclatura che a noi sembra possa risolvere il “conflitto tra referti”. Nel 2014 è uscito un aggiornamento di tale nomenclatura e nelle prossime righe descriveremo proprio questo.1

La necessità di una nomenclatura ben definita è di particolare importanza nella patologia del disco in cui diverse figure concorrono alla cura del Paziente, al fine di eliminare l’interpretazione soggettiva dei referti radiologici che spesso è alla base di incomprensione tra medici specialisti e fisioterapisti e tra queste figure ed il paziente stesso che si sente disorientato di fronte a tante definizioni diverse per il proprio mal di schiena. È indubbio che spesso questa confusione è volutamente ricercata da qualche professionista donabbondiano . . . infatti nascondersi dietro termini e definizioni poco comprensibili è spesso l’arma di chi ha una scarsa preparazione in materia.

La terminologia elaborata fornisce le seguenti diciture nella descrizione del disco:

Normale: definisce un disco morfologicamente normale, in cui è ben riconoscibile il nucleo polposo contenuto all’interno dell’anulus fibroso che non presenta alcuna fissurazione. Il disco è contornato caudalmente e cranialmente da due piatti vertebrali.

Degenerato: questa definizione include tre diverse subcategorie di alterazioni degenerative del disco interververtebrale:

  1. Fissurazione anulare
  2. Degenerazione
  3. Erniazione

 1) Fissurazione dell’anulus: separazione tra le fibre che compongono l’anulus o separazione delle fibre anulari dalla loro inserzione sull’osso vertebrale. Le fissurazioni possono essere classificate secondo il loro orientamento :

  • Fissurazione concentrica
  • Fissurazione radiale
  • Fissurazione trasversa

 2) il termine degenerazione descrive ed include differenti aspetti: disidratazione, fibrosi, assottigliamento dello spazio discale, protrusione diffusa oltre lo spazio discale, fissurazione, degenerazione mucinosa dell’anulus, presenza di aria/gas intradiscale, osteofitosi marginale vertebrale, cambiamenti infiammatori e sclerosi dei piatti vertebrali adiacenti.

3) Il termine erniazione è ampiamente utilizzato per descrivere una fuoriuscita focale o localizzata del materiale discale oltre il limite dello spazio intervertebrale. La presenza di materiale discale che fuoriesce dalla circonferenza del corpo vertebrale è detto “bulging” e non è considerato una forma di erniazione.

Le ernie discali possono essere classificate in due catergorie in base alla forma del materiale discale erniato :

  • Protrusione: la distanza tra i punti estremi del materiale discale fuoriuscito dallo spazio discale è inferiore alla distanza tra i punti estremi della base del materiale discale fuoriuscito
  • Estrusione: almeno su un piano dello spazio la distanza tra i punti estremi del materiale discale erniato è superiore alla distanza presente tra i punti estremi della base del materiale discale erniato oppure quando non c’è continuità tra il materiale erniato ed il disco. Quest’ultimo tipo di estrusione è classificata nella subcategoria “sequestro”. Se il sequestro si allontana dal disco di origine allora si parla di migrazione. Un disco che ernia in direzione cranio-caudale è detto “ernia intervertebrale” o “nodulo di Schmorl”.

Le ernie vengono inoltre definite “contenute” se la porzione erniata è contenuta dalla porzione esterna dell’anulus fibroso e/o dal ligamento longitudinale posteriore; al contrario si parla di ernia espulsa (non contenuta) se non è coperta dai suddetti tessuti.

Volendo dare una indicazione sulla posizione dell’ernia, la task force ha ripreso una classificazione anatomica fornita da Wiltse2. Questo autore ha diviso i segmenti vertebrali in zone sul piano assiale ed in livello sul piano sagittale. Si riconoscono così 4 zone sul piano assiale: zona centrale , zona subarticolare, zona foraminale, zona extraforaminale. Sul piano sagittale si riconoscono 4 livelli: livello discale, livello soprapeduncolare, livello peduncolare, livello sottopeduncolare.

BIBLIOGRAFIA
Lumbar disc nomenclature: version 2.0 Recommendations of the combined task forces of the North American Spine Society, the American Society of Spine Radiology and the American Society of Neuroradiology David F. Fardon, Alan L. Williams , Edward J. Dohring, F. Reed Murtagh , Stephen L. Gabriel Rothman, Gordon K. Sze. The Spine Journal 14 (2014) 2525–2545
A system for reporting the size and location of lesions in the spine. L.L. Wiltse, Paul E. Berger, John A. McCulloch. Spine 1 July 1997 – Vol.22- Issue 13
 

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